Lo scrittore, giornalista, fautore di documentari ed accademico statunitense Saul Landau ha visitato nel penitenziario federale di massima sicurezza di Victorville, in California, l'eroe cubano Gerardo Hernandez, uno dei Cinque.
Ricorda una nota che pubblica oggi Cubadebate, presa del bollettino digitale Progresso Settimanale che Gerardo è stato accusato di cospirazione per commettere assassinio perché, suppostamente -il governo non presentò evidenze -, lui consegnò deliberatamente l'informazione di volo alle autorità cubane affinché gli aeroplani fossero abbattuti.
Riferisce Landau che Gerardo emerge, si riporta davanti alle guardie, lo abbraccia e subito gli parla circa le sue idee per obbligare l'Agenzia di Sicurezza Nazionale (NSA) a liberare la mappa vettoriale dell’abbattimento di due aeroplani di Hermanos al Rescate da parte di MiGs cubani il 24 febbraio 1996.
Come si potrebbe obbligare la NSA a che acceda? Non abbiamo risposta, ma la domanda rimane, sostiene Saul Landau, autore del documentario “Che si alzi in piedi il vero terrorista”, nel quale si evidenzia la doppia morale delle autorità di Washington, proteggendo nel suo seno Luis Posada Carrilles, autore intellettuale dell’abbattiemnto dell'aeroplano di Cubana con 73 persone a bordo.
La NSA ignorò le citazioni degli avvocati difensori del lottatore cubano affinché presentassero le mappe vettoriali nel giudizio e negli appelli: “Sicurezza Nazionale”, le due parole letali che non si trovano nella Costituzione né nella Bibbia, costituirono la ragione (scusa) per non presentare i documenti, ha esposto.
Che cosa ha motivato l’FBI ad arrestare Gerardo ed i suoi quattro colleghi?, ha domandato Landau. Hector Pesquera, rispose l'Eroe, perché questo personaggio -dice – è stato un famoso Agente a carico dell'Ufficio di Miami ed immediatamente deviò l'attenzione dai terroristi e la mise a fuoco nei Cinque cubani.
Dopo che la giuria consegnasse una dichiarazione di colpevolezza nel giudizio dei Cinque Cubani, Pesquera si vantò in una stazione radio di Miami che lui era stato chi cambiò la messa a fuoco ed invece di spiare le “spia” presentò accuse contro di loro.
Ci siamo dati un abbraccio di addio, Gerardo alzò trionfalmente il pugno prima di ritornare alla sua cella, ed io camminai verso il secco vento del deserto, e mi diressi fino all'aeroporto dell'Ontario, in California, un’opportunità per pensare alla giustizia ed all'ingiustizia, sottolinea l'accademico statunitense.
